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lunedì 28 ottobre 2013

Ex-manager dichiara: "Alle farmaceutiche non importa guarirvi. Voi non siete pazienti, siete consumatori"


«Ho speso 35 anni della mia vita lavorando nell'industria farmaceutica … e loro non fanno altro che annientare la popolazione di questo mondo … perché lo fanno? Perché vogliono fare soldi, soldi, soldi … A loro non importa della vostra vita, a loro importa solo del loro portafogli … Non sono interessati a curare nessuna delle vostre malattie: tutt'altro. Sono interessati a farvi prendere NUOVE malattie … Voi per loro non siete pazienti. Siete consumatori.»

Chi parla è John Rengen Virapen, ex rappresentante di commercio per la filiale Eli Lilly & Co, uno dei colossi farmaceutici mondiali che compongono la Big Pharma. Virapen non è un santo, ma un pentito. La sua testimonianza è visibile su un video diffuso da Youtube (che è in fondo all'articolo), un estratto dal Convegno AZK che si tenne in Germania nel maggio 2009. Un anno dopo, lo stesso Virapen pubblicò un libro per raccontare nel dettaglio i meccanismi che stanno alla base del mercato dei medicinali. Il libro si titola “Side effects: Death. Confessions of a Pharma-Insider” (“Effetti collaterali: morte. Confessioni di un membro interno della Pharma”) ed e disponibile anche su Amazon.

Nel libro, Virapen si sofferma a lungo nel raccontare il caso “Prozac”.
«Io ho corrotto il governo svedese per ottenere l'autorizzazione a vendere il Prozac in Svezia. E la Svezia ha il Premio Nobel per la Medicina. E così l'evento è stato un esempio per gli altri paesi. Perché l'ho fatto? Perché la società mi disse che la mia carriera professionale avrebbe potuto dipendere da questo...»
Nato in Guyana (Sud America) da genitori indiani, nel 1960 Virapen emigrò in Europa, affamato e senza casa. Presto si trasferì in Svezia, mosso dall'amore per una donna che incontrò nei suoi viaggi. E lì ottenne un lavoro come rappresentate di commercio per la Eli & Co. Virapen contattava i medici locali, li corrompeva con piccoli regali e li incoraggiava a prescrivere farmaci della sua azienda. Così iniziò la sua scalata professionale alla Lilli & Co, di promozione in promozione, fino a diventarne un dirigente. Oggi Virapen è in pensione e – reo confesso - punta il dito sul sistema, denunciando il meccanismo che muove tutto il mercato delle industrie farmaceutiche. Secondo l'ex dirigente, le lobby farmaceutiche hanno il solo scopo di fare sentire le persone malate e di proporre loro nuovi farmaci.
Non sappiamo cosa abbia mosso Virapen a una denuncia tanto trasparente, tuttavia la sua non è una voce isolata.
Gli effetti collaterali sono alla base della medicina allopatica e, come abbiamo già spiegato più volte in questo blog, sono sempre presenti. E così il paziente che prende un antinfiammatorio per curare un dolore muscolare, danneggia inevitabilmente il suo stomaco, poiché i FANS agiscono bloccando la produzione di prostaglandine, una proteina che viene secreta nel corpo in caso di infiammazione ma che, allo stesso tempo, è sempre presente a livello della mucosa gastrica con lo scopo di proteggere lo stomaco.
Le terapie sintomatiche, come accusa Virapen, sfruttano gli effetti collaterali per creare dipendenza dai farmaci. Il paziente guarisce da una malattia, ma poi ne manifesta un'altra. E allora torna a rivolgersi dal medico.

Come si potrebbe evitare tutto questo?

Il nostro corpo in realtà è una macchina perfetta che ha già dentro di sé tutte le risorse per auto-guarirsi. Qualsiasi medicina prendiamo, alla fine è il nostro sistema immunitario che ci permette di recuperare la nostra salute. Infatti ogni sostanza non è altro che un informazione che diamo al nostro corpo affinché esso compia un comando. Il sistema immunitario legge l'informazione e provvede ad auto-rigenerarsi. Prima della medicina farmaceutica, l'uomo si curava riequilibrando le informazioni del proprio corpo in diversi modi. Nel libro The Healing Code, il dottor Alexander Loyd spiega che la storia dell'uomo può essere divisa in cinque “età” della guarigione: preghiera, fitoterapia, farmaci, chirurgia ed energia.
La preghiera è stato il primo modo con cui l'uomo cominciò a comunicare con il suo inconscio, che è la parte della nostra mente che regola tutte le nostre funzioni biologiche. Poi la fitoterapia sfruttò le informazioni di determinate piante o minerali o vitamine; successivamente si sviluppo la farmacia, che cura attraverso la somministrazione di sostanze chimiche (le quali, però, hanno sempre effetti collaterali); infine è arrivata la chirurgia, che “rimuove” il problema attraverso un intervento operatorio. 

E l'energia? 


L'energia è l'ultima frontiera della medicina, quella che il dottor Giuseppe Genovesi, presidente dello PNEI, ha già definito la Medicina Moderna. Essa si sviluppa in seguito alle scoperte della Fisica Quantistica, da Albert Einstein in avanti, ma in realtà fonda le sue origini in tempi molto più antichi: la medicina tradizionale cinese, infatti, già seimila anni fa curava riequilibrando i flussi di energia nel nostro corpo attraverso l'agopuntura o i cinque elementi. 

Oggi, il Metodo RQI del dr. Marco Fincati attinge al sapere antico e lo fonde con quello più recente, basandosi su un modus operandi scientifico e, quindi, riproducibile da chiunque. Se il nostro corpo ha già tutte le risorse per auto-star-bene, tutto quello che ci serve per la nostra salute è maggiore consapevolezza in quello che siamo. E allora saremo davvero liberi dal sistema, dai farmaci e dai loro effetti collaterali.


Fonti:
SideEffects.com: http://sideeffectsdeath.com/
The Healing Code: http://thehealingcodes.com/



domenica 29 settembre 2013

"La chemioterapia è cancerogena, è confermato dall'OMS"

Sembra una barzelletta, purtroppo è tutto vero: la chemio è cancerogena. Sì, avete letto bene: la terapia che dovrebbe curare i tumori, in realtà in alcuni casi è un agente che ne scatena l'insorgere.

In realtà, c'è da dire che già da tempo si conoscono gli effetti collaterali di questa cura.

Per fare un esempio, già nel 1938 il farmaco DES, usato principalmente per curare il cancro alla mammella, era stato messo in discussione per i suoi noti effetti collaterali, anche nel lungo termine. Tuttavia, il DES uscì fuori commercio solo nel 1970, sostituito dall'altrettanto discusso TAMOXIFEN. A proposito di TAMOXIFEN, il ricercatore canadese Pierre Blais lo descrive come “farmaco spazzatura che si pone ai vertici del mucchio di immondizia”, poiché promotore di cancri particolarmente aggressivi all'utero e al fegato, nonché responsabile di fatali coagulazioni di sangue e ostacolo ad altre numerose funzioni.
É sconcertante pensare che tutti quei milioni di donne che decidono di curare il cancro alla mammella con chemioterapie, allo stesso tempo stanno inconsapevolmente assumendo sostanza classificate come cancerogene.

Come se non bastasse, una statistica condotta dall'OMS in unione con l'American Cancer Society, quantifica il reale beneficio della chemioterapia in una media di appena il 2,2%. Come dire: i rischi sono di gran lunga maggiori dei reali effetti positivi.
A tutto questo, c'è una spiegazione scientifica.

La chemioterapia distrugge il DNA di tutte le cellule che si dividono velocemente. Le cellule cancerogene si dividono rapidamente. Ma anche le cellule del sistema immunitario si dividono rapidamente! La chemio, in sostanza, distrugge anche l'unica cosa che può salvarci la vita! Questo avviene perché nel nostro corpo una stessa proteina funzionale (come quelle attivate dalla chemioterapia) può svolgere compiti completamente diversi in distretti diversi del corpo. Sono i famosi “effetti collaterali”. A volte possono essere leggeri; altre volte, come nel caso della chemio, possono essere devastanti.

Altro dato interessante: la chemioterapia non distruggerà mai il 100% delle cellule cancerogene. Al massimo potrà eliminare dal 60% all'80% (nel più ottimistico dei casi!) delle cellule cancerogene. Il “resto” del lavoro è svolto dal nostro sistema immunitario.

La domanda ora sorge spontanea: perché è stato possibile continuare a curare i malati di cancro con la chemio per così tanto tempo, senza cercare una soluzione alternativa?
Pigrizia? Ignoranza? Interessi “maggiori” di quelli dalla salute delle persone (dato che un trattamento chemioterapico può costare al Sistema Sanitario Nazionale anche mille euro al giorno)? Forse a questa domanda non avremo mai una risposta. E allora facciamone un'altra: esiste davvero una soluzione alternativa per la cura del cancro?

Per trovare una risposta, bisognerebbe prima capire cos'è il cancro. Secondo il professor Giuseppe Genovesi, ricercatore universitario presso il Policlinico Umberto I di Roma e presidente del PNEI: «Bisogna riconsiderare l'uomo non più come un organismo biochimico, ma come un organismo biofisico. Le nuove scoperte della Fisica Quantistica ci dicono che noi siamo costituiti sì da atomi, molecole, ma ci dice anche che questi atomi e queste molecole non sono altro che la manifestazione di una determinata frequenza di energia. Il cancro è il risultato di un'alterazione delle frequenze del nostro corpo, che causa un errore informazionale nelle nostre cellule, facendole ammalare. Se quindi guardiamo all'uomo come a un campo energetico costituito da fotoni e non più come a un semplice aggregato di atomi, è chiaro che si può guarire semplicemente ripristinando i corretti flussi di energia nel nostro corpo, in modo tale che le cellule malate riacquistino le giuste informazioni e ripristino le loro corrette funzioni.»

E chi legge le “informazioni” che riceviamo dall'esterno? Per decenni si è creduto che i nostri geni fossero responsabili della nostra salute. Se un genitore era morto di cancro al polmone, lo stesso destino avrebbe potuto attendere suo figlio. Ma non è così. Uno studio condotto dalla università di Montreal ha evidenziato che su 100 donne con cancro al seno, solo 7 trasmetteranno il gene malato alle proprie figlie. E tra le figlie portatrici del gene malato, non è detto che tutte si ammaleranno di cancro. E lo stesso ci insegna lo scienziato americano Bruce Lipton: non sono i geni a farci ammalare, ma il modo in cui il nostro corpo interpreta gli stimoli ambientali. Per questo Lipton parla di “Biologia delle credenze”. La nostra mente inconscia elabora ogni secondo oltre 4 miliardi di informazioni e risponde ad essi in base a come è stata programmata.

Come ci ricorda anche il dr. Marco Fincati, ideatore del Metodo RQI®: «È la nostra mente inconscia che controlla il 95% delle nostre funzioni. È lei che regola la respirazione, la digestione, il battito cardiaco, la pressione arteriosa. È lei che “legge” le informazioni dell'ambiente  e attua meccanismi di risposta appropriati. Allo stesso modo, è lei che sa quali frequenze sono giuste per noi. Possiamo quindi comprendere quanto sia importante imparare a comunicare con la mente inconscia, se vogliamo prendere piena consapevolezza della nostra vita. Imparare a comunicare  con la nostra Mente Profonda è infatti l'unico modo per determinare autonomamente se i flussi di energia nel nostro corpo sono corretti o scorretti. Le cellule impazzite del cancro non sono altro che cellule che hanno ricevuto frequenze sbagliate. Ridando loro le giuste informazioni, esse possono riappropriarsi della loro corretta natura e ripristinare tutte le loro funzioni.»

Da quali risorse possiamo attingere per ridare le giuste frequenze al nostro corpo? Il Metodo RQI® lo fa a partire da tre soluzioni, che lavorano sui tre differenti “livelli” che costituiscono l'essere umano: la materia, l'energia e lo spirito.


sabato 28 settembre 2013

"La Medicina del futuro curerà a distanza": le conclusioni del Prof. Genovesi coerenti con l'approccio RQI

Lui si chiama Giuseppe Genovesi, è ricercatore presso il Policlinico Umberto Primo di Roma, presidente dello PNEI e promotore di quella che è già stata definita come la Medicina del Futuro. PNEI sta per “Psico Neuro Endocrino Immunologia”. 

«Il corpo umano è il risultato di un'integrazione di sistemi. Noi non siamo sistemi costruiti a compartimenti stagni. Siamo vivi e “funzioniamo” grazie alla sinergia tra i sistemi nervoso, endocrino e immunitario. I quali sono a loro volta controllati dalla nostre psiche», spiega il professor Genovesi.

Invece «I nostri corsi di laurea (in Medicina, ndr) non sono integrati ad altre discipline che hanno una storia molto più antica della nostra, né ai nostri studenti viene spiegata la fisica quantistica, che ha cambiato i paradigmi dell'ormai riduttiva fisica newtoniana. C'è una costrizione culturale per la quale vengono insegnati paradigmi terapeutici prestabiliti e non altri.»

E così l'individuo non è più un individuo, ma è una malattia, che viene gestita con un approccio terapeutico sempre uguale. Ma per dieci individui affetti da una stessa patologia, le soluzioni terapeutiche non possono essere sempre uguali. Questo perché ogni persona ha una sua specificità che non può essere tralasciata, ma che deve sempre essere considerata. 

Da queste considerazioni, il professor Genovesi ha avvertito la necessità di trovare nuove soluzioni. Il suo è un approccio olistico (l'uomo è considerato nel suo insieme e non come semplice “agglomerato” di organi o tessuti) che sfrutta le nuove conoscenze della fisica quantistica integrandole con le tradizioni più antiche. 

Proprio come fa il Metodo RQI.

Spiega ancora Genovesi: «Siamo tutti d'accordo che la medicina è una soltanto. Essa viene poi espressa in modo diverso a seconda del contesto culturale in cui è nata. La nostra medicina è galileiana ma oggi è stata inquinata dagli interessi delle lobby farmaceutiche. Questa medicina è efficace nell'emergenza, ma discutibile se si devono affrontare malattie croniche.»

Il nuovo approccio proposto dal professor Genovesi fa tesoro, tra le altre cose, del principio quantistico secondo il quale le particelle correlate comunicano tra loro. Questo principio è stato spiegato da più di un esperimento. «Per esempio, si è prelevato del sangue di uno stesso soggetto e lo si è messo in due provette diverse. Solo in una provetta è stato iniettato un virus, allo scopo di promuovere la creazione di anticorpi da parte dei globuli bianchi. Si è verificato che gli anticorpi venivano effettivamente prodotti non solo dal sangue nella provetta che aveva ricevuto il virus, ma anche in quella che non lo aveva ricevuto.»

Tutto questo è spiegato anche dalla teoria dei biofotoni del fisico Fritz-Albert Popp. Aggiunge il professore: «Nel concreto, ciò significa che abbiamo nuove possibilità per curare “a distanza”, prelevando il DNA di un paziente che è correlato al resto del suo corpo. Si può così lavorare sui fotoni del DNA prelevato in modo mirato, immediato e non invasivo.»
Ci sono già persone che utilizzano le foto delle persone per guarirle a distanza. Sembra stregoneria, ma in realtà ha una sua scientificità. Spiega ancora una volta Genovesi: «Se i fotoni vengono sollecitati in un certo modo, siamo in grado di produrre effetti sul paziente anche se si trova altrove. Lo abbiamo verificato su un gruppo di topolini, che sono stati fatti ammalare di cancro e che sono stati poi divisi in due gruppi. Un gruppo è stato fotografato e l'altro no. Il gruppo fotografato è stato sottoposto a sollecitazione vibrazionale attraverso le proprie fotografie. I topolini non fotografati sono morti, quelli fotografati e trattati terapeuticamente a distanza, sono guariti.»

Sembra fantascienza. Invece è la medicina del futuro. E i suoi principi sono gli stessi sui quali si basa anche il Metodo RQI® che permette a chiunque, privati e professionisti, di mettere in pratica da subito nella propria vita quotidiana le infinite potenzialità della medicina del futuro.

Impara ad applicare queste informazioni nella vita di tutti i giorni:
   

martedì 17 settembre 2013

Medici e infermieri dichiarano pubblicamente: "La sanità è solo una macchina per fare soldi."

Nell'era di Internet, le informazioni viaggiano sempre più veloci. E le bugie hanno le gambe sempre più corte. Al punto che anche per le lobby di potere internazionali diventa difficile celare la verità. E così sul web si rincorrono le denunce di chi, lavorando in determinate realtà, sente la necessità di informare la "gente" su quello che sa. 
Qualche giorno fa abbiamo pubblicato un articolo che raccontava dell'esperienza del dottor Giuseppe De Pace. Vent'anni di servizio in ospedale, come ortopedico, lo hanno portato alla consapevolezza che la medicina ufficiale è obsoleta, falsa, viziata. La sanità è business. 

«La medicina “ufficiale” è falsa ed è solo uno strumento di potere delle Multinazionali della Salute. Essa è incapace di curare le malattie, al massimo lenisce i sintomi apparenti spostandoli su altri organi e generando nuove malattie, che portano il paziente a un circolo vizioso di dipendenza dal sistema sanitario.»



È bastato un post su questo blog e un link sulla nostra pagina facebook, ed ecco una pioggia di commenti ad asserire, spiegare, fornire esempi, sfogare remore, raccontare verità.

Eccone uno:

«Io lavoro da più di 20 in area critica, ho espletato servizio in automedica per il 118 di Milano, ho preso parte a varie maxi emergenze. Mi sono dimesso da pubblica amministrazione ospedaliera. Ho girato il mondo praticando la professione infermieristica in UK, posso dire che la sanità è solo una macchina per fare soldi. Nessuna industria farmaceutica ha interesse nel guarire la gente in quanto andrebbe a loro discapito e non potrebbero vendere i loro veleni (farmaco dal greco "veleno", in inglese "drug"). (...) Siete abituati a sentire sempre belle bugie che vi mettono a tacere... È ora di cambiare sistema e fare rispettare il giuramento di Ippocrate.»
Davide (Infermiere)

E un altro:

«Faccio parte di quei medici di medicina alternativa che in Italia non viene riconosciuta, sto continuando i miei studi e sono un alieva del metodo del Dottor Hamer... sempre piú gente si rivolge ad un riequilibrio delle proprie energie... Sempre piú medici si stanno liberando del sistema e ci permettono e si permettono una collaborazione... voglio semplicemente dire Grazie.»
Carla (medico)

E un altro ancora:

«Sostengo in pieno. Anch'io medico, anch'io sulla stessa posizione. Farmaci utili come salvavita? 5. Basta con le lobby USA!!»
Eleonora (medico)


Si dice che una fonte non fa una notizia. Ma se più fonti riportano gli stessi fatti, allora la notizia è verosimilmente corretta.
Nell'era di Internet non si può più essere disinformati. Non si può più credere alle bugie.

E allora, come rendersi indipendenti dal sistema e individuare davvero le migliori soluzioni per i propri problemi? 

Il Metodo RQI® ideato dal Dr. Marco Fincati insegna a rendersi più consapevoli del proprio Essere e, quindi, più capaci di trovare da sé le soluzioni migliori o, se non altro, più capaci di valutare ciò che ci viene proposto dall'esterno. Una delle credenze che ci ha inculcato la nostra società è che noi abbiamo bisogno di «qualcuno» che si prenda cura di noi. La realtà è che ciascuno di noi ha già un sistema capace di ovviare al proprio stato di benessere: è la nostra mente inconscia. È la mente inconscia che regola la nostra pressione sanguigna, il nostro battito cardiaco, le nostre funzioni digestive, respiratorie, etc. É lei che «filtra» la nostra realtà e che ci fa percepire determinate emozioni, che a loro volta si ripercuotono in maniera positiva o negativa sulla nostra salute. Imparare a comunicare con l'inconscio è quindi il primo passo per prendere consapevolezza di sè e per cominciare a vivere in armonia con sé stessi. 

Denuncia ad Arezzo: l'Elettrosmog fa ammalare. Ma si può neutralizzare.

Notizia numero uno: è vero, l'elettrosmog fa ammalare. Sempre di più. Notizia numero due: con l'inquinamento elettromagnetico si può convivere. Niente allarmismi, dunque, ma cerchiamo di capire le cause, gli effetti e le possibili soluzioni.

Partiamo da un fatto di cronaca, uno dei tanti sui generis. 

La Sensibilità Chimica Multipla (MCS) è una delle “nuove” patologie dovute a un'esposizione eccessiva e prolungata alle frequenze nocive, quali quelle dei ripetitori. Ne sa qualcosa una donna di cinquanta anni di Talzano, che ha depositato un esposto querela alla Procura di Arezzo contro un colosso della telefonia. La sua casa infatti dista meno di 100 metri da un’antenna che irradia segnale ai cellulari e al wifi e che le crea numerosi disagi. La malattia - di cui soffre un numero sempre più alto di italiani - le sarebbe stata diagnosticata al Policlinico Umberto I di Roma. I sintomi tipici sono svenimenti, difficoltà respiratorie, cefalee ed eruzioni cutanee. La donna afferma che la sua vita è cambiata da quando la malattia si è manifestata: era un’insegnante ma è stata riformata perché non poteva lavorare a contatto con computer e cellulari. Non è al sicuro nemmeno a casa nonostante usi protezioni, mascherine e abbia schermato anche l’interno della sua abitazione. 

Insomma, quella che prima sembrava solo una “possibilità”, ora è stata accertata come veritiera: le onde generate da cellulari, wifi, antenne e ripetitori ci fanno davvero male. Perché? Perché le loro frequenze entrano in conflitto con quelle del corpo umano. In che modo? Per capirlo, dobbiamo spiegare come si comportano due onde quando si incontrano ed entrano in relazione tra loro. 

L'interferenza è quel fenomeno dovuto alla sovrapposizione, in un punto dello spazio, di due o più onde. Incontrandosi, è come se le onde si scambiassero “informazioni” sulle loro specifiche frequenze al fine di formare un'unica onda, frutto dell'addizione delle due frequenze iniziali. Se le due onde sono in fase, allora si sommeranno e l'intensità risultante sarà maggiore rispetto a quella di ogni singola intensità originaria. Si parla in questo caso di interferenza  costruttiva. Al contrario, se le due onde non sono in fase, allora tenderanno ad annullarsi a vicenda (si potrà arrivare addirittura a non verificare più alcun fenomeno ondulatorio). In tal caso si parla di interferenza distruttiva.

Come ci insegna la fisica quantistica, ogni atomo irradia energia e, di conseguenza, è caratterizzato da una frequenza. Anche il corpo umano ha le sue. E così, quando ci troviamo esposti a campi elettromagnetici la cui interferenza è per noi distruttiva, le nostre cellule sono sottoposte a un determinato tipo di stress: l'elettrosmog, appunto. Se lo stress è eccessivo e protratto nel tempo, ecco che può insorgere la malattia.

Come fare, dunque, per salvaguardare il nostro benessere? Poiché oggi non possiamo più rinunciare ai cellulari, né tanto meno evitare l'esposizione ad antenne o wifi, visto che non possiamo eliminare tutte le fonti di frequenze nocive per il nostro corpo, la soluzione è... aumentare le frequenze benefiche!
È quello che si prefigge di fare il Metodo RQI, attraverso tre “tipologie” di soluzioni diverse. Ad esempio, insegnandoci a mangiare in modo energeticamente equilibrato (e allora non si tratterà più di contare le calorie dei cibi, ma di guardare le loro “frequenze”). Oppure, attraverso le Biotecnologie Olistiche, che ci mettono a disposizione onde capaci di ripristinare l'armonia del nostro corpo. O ancora, attraverso la comunicazione con la nostra mente inconscia, la vera responsabile delle nostre risposte agli stimoli ambientali. 
E quando si parla di frequenze benefiche, non si deve pensare solo a uno strumento di “guarigione” da una malattia, ma anche (e soprattutto) a un aiuto per migliorare la qualità delle nostre vite. Perché se il corpo ha la giusta frequenza, allora il benessere coinvolgerà tutti gli aspetti della nostra esistenza: corpo e mente, salute, emozioni e relazioni con gli altri. 

Niente allarmismi, dunque. Ma solo più consapevolezza.

sabato 14 settembre 2013

Il monito di Balasso: "Chi vuole seriamente che scompaia il cancro? Il 'sistema' non vuole soluzioni."

In un video pubblicato sul suo canale youtube "Tele Balasso", che racchiude una spietata analisi sociologica del mondo dell'industria e della pubblicità, Natalino Balasso scimmiotta un anonimo rappresentante del "sistema" e ci avvisa: "Risolvere non serve al sistema, la soluzione dei problemi blocca il sistema. Quello che ci serve è rimediare al tuo problema solo temporaneamente così poi il problema si ripresenta e noi possiamo venderti un altro rimedio. E' l'economia, bellezza! Solo noi abbiamo il rimedio giusto per te!"




Lo scomodo comico "risvegliato" dall'inconfondibile accento veneto, pur avendo calcato i palchi di Zelig e Mai dire Grande Featello, non a caso è assente da tempo dalla tv generalista, e rimane visibile ormai solo in teatro e su internet.

Nello stesso video prima di spiattellare senza remore la sfacciataggine dell'industria dell'alcool, che con l'autorizzazione dello Stato promuove "soft-drink" agli adolescenti e poi  invita ipocritamente a "bere responsabilmente" e "non guidare ubriachi", il comico ci ricorda anche: "Chi vuole seriamente che scompaia il cancro? Se scompare il cancro addio medicinali, addio soldi per la ricerca, addio posti di lavoro. Il sistema non vuole soluzioni."

Rendersi indipendenti dal sistema e individuare davvero le migliori soluzioni per i propri problemi rappresenta l'obiettivo di base del Metodo RQI, il metodo originale e rivoluzionario ideato da un altro veneto "scomodo" e ironico, il Dr. Marco Fincati.


giovedì 5 settembre 2013

Lo sfogo di un chirurgo italiano: "La medicina ufficiale non cura... lenisce i sintomi generando nuove malattie"

«La medicina “ufficiale” è falsa ed è solo uno strumento di potere delle Multinazionali della Salute. Essa è incapace di curare le malattie, al massimo lenisce i sintomi apparenti spostandoli su altri organi e generando nuove malattie, che portano il paziente a un circolo vizioso di dipendenza dal sistema sanitario.»

La denuncia arriva nientemeno che da un chirurgo ortopedico con vent'anni d'esperienza, di cui quindici in ospedale. Lui è il dottor Giuseppe De Pace e la sua voce è uno sfogo nato da situazioni vissute in prima persona, durante l'esercizio della sua professione, e che lo hanno portato a riflettere sulla metodologia della medicina così come oggi noi la viviamo (e la subiamo). 


De Pace ha visto morire un bambino di undici anni, affetto da linfoma non-Hogkin, in seguito a una terapia che prevedeva la chemio. «La letteratura internazionale parla di sopravvivenza dell'80% con i nuovi protocolli chemioterapici. Notizia molto confortante anche per me che vivevo per la prima volta da vicino questa esperienza», racconta il dottore. Che poi aggiunge: «L'equivoco nasce dal fatto che se il paziente muore dopo un mese per insufficienza renale o epatica, superinfezioni, etc provocai chiaramente dalla chemio, per la statistica non è morto di linfoma!»

Lui è il dottor Giuseppe De Pace e il suo è uno sfogo, pubblicato in una lettera aperta sul web, nato da situazioni vissute in prima persona.

Questo perché la visione della malattia “ufficiale” (che poi è più giovane di quella “alternativa”, come l'agopuntura, ad esempio, che ha oltre 5000 anni di storia) tratta il corpo come sistema biochimico, dove a ogni causa segue una conseguenza (il sintomo). Il farmaco serve quindi ad eliminare il sintomo, senza tuttavia risalire alla causa. Come dice il dottor De Pace: «Il concetto di salute non è la non-malattia, come ritiene la medicina ufficiale, ma è un perfetto equilibrio tra mente e corpo.»

In sostanza, il corpo rimane malato, ma la malattia si sposta altrove. 

Prendiamo il caso della chemio, ad esempio. La chemioterapia distrugge il DNA di tutte le cellule che si dividono velocemente. Le cellule cancerogene si dividono rapidamente. Ma anche le cellule del sistema immunitario si dividono rapidamente! La chemio, in sostanza, distrugge anche l'unica cosa che può salvarci la vita! 


Altro dato interessante: la chemio non distruggerà mai il 100% delle cellule cancerogene. Al massimo potrà eliminare dal 60% all'80% (nel più ottimistico dei casi!) delle cellule cancerogene. Il “resto” del lavoro è svolto dal nostro sistema immunitario. 

Il bambino affetto da linfoma non-Hogkin morì. Egli è una delle tante vittime della medicina “ufficiale”. Infatti, secondo il Journal of the American Medical Association, le malattie iatrogene (le malattie dovute a terapie mediche) sono al terzo posto tra le cause di morte negli Stati Uniti. Più di 120.000 persone muoiono ogni anno a causa dei famosi “effetti collaterali” dei medicinali.

Lo scienziato e ricercatore Bruce Lipton spiega ancora meglio cosa siano questi effetti “collaterali”. «Ogni sostanza che immettiamo nel nostro corpo interagisce con determinate proteine “funzionali”, le quali possono determinare le funzioni di organi o distretti completamente diversi tra loro. Se prendiamo ad esempio una pastiglia per il cuore, i suoi principi attivi possono interagire  anche con il sistema nervoso centrale.» Se quindi la nostra pastiglia potrà alleviare i “sintomi” cardiaci, allo stesso tempo rischierà di inficiare determinate funzioni nervose.

Questo accade proprio perché la medicina “ufficiale” agisce a livello biochimico e non a livello biofisico. Grazie alla fisica quantistica (ma i cinesi ce lo avevano insegnato già 5000 anni fa!) oggi sappiamo che tutto è energia (negli articoli di questo blog lo abbiamo spiegato più volte) e – di conseguenza – la nostra salute dipende da un corretto equilibrio energetico. 


Questa è la visione olistica (e non allopatica), che vede l'uomo e ogni essere vivente nella sua totalità.


Il Metodo RQI (Riequilibrio quantico integrato) nasce proprio per offrire alle persone un approccio olistico al proprio stato di benessere. Così come l'acqua può presentarsi allo stato liquido o gassoso (vapore) o solido (ghiaccio), a secondo della quantità di “energia” presente nelle sue molecole, allo stesso l'uomo è visto come un soggetto costituito di materia, energia e spirito. La medicina “ufficiale” tratta l'uomo solo come qualcosa di materiale, di chimico, tra l'altro con un'attenzione sempre troppo miope: se hai un problema agli occhi, vai dall'oculista; 
se hai un problema al ginocchio, vai dall'ortopedico.

È la stessa conclusione a cui è giunto il dottore Giuseppe De Pace, che abbandonando la medicina “ufficiale” e testando su se stesso un approccio olistico, è guarito da alcune patologie croniche semplicemente riequilibrando il proprio sistema energetico:
«Sono stato operato un anno fa di lobectomia tiroidea per ipertiroidismo (!) e condannato, come d'altronde è la regola, a prendere l'Eutirox a vita. Nonostante seguissi scrupolosamente le indicazioni datemi, continuavo a soffrire di dolori muscolari agli arti e di astenia. Ho deciso di cambiare completamente la mia alimentazione (eliminando la carne e gran parte delle proteine animali, immettendo sostanze essenziali e non raffinate, combinando bene gli alimenti), ho eliminato completamente l'Eutirox e gli altri medicinali, rivolgendomi alle sostanze naturali. Il risultato è stato la scomparsa dei dolori muscolari e la normalizzazione dei valori ematici non solo tiroidei.»

Una cosa ci piace sottolinearla sempre: il corpo è una macchina perfetta, e dentro di sé è già programmato per auto-guarirsi. A noi è sufficiente solo metterlo nelle condizioni di farlo. Intossinarlo con farmaci chimici che rischiano di disequilibrarlo ulteriormente non è l'unica soluzione e nemmeno la più economica o efficace.

mercoledì 28 agosto 2013

IL DOTTOR SORESI: “IL PENSIERO CI FA GUARIRE O AMMALARE"

La forza di volontà o la paura verso qualcosa hanno un potenziale enorme nel decidere le conseguenze delle nostre vite. Fino a che punto? Fino al punto di farci guarire o di farci ammalare. È questo quello che sostiene l'illustre oncologo, anatomopatologo e tisiologo Enzo Soresi, dopo 30 anni di ricerca e oltre 100 lavori scientifici. Ebbene sì: la nostra mente è così forte da potere guidare l'intero corpo verso l'auto-guarigione o – addirittura! - l'auto-malattia. Questo spiegherebbe da una parte tutte le guarigioni “miracolose” che la scienza e la medicina non possono spiegare e dall'altra quelle che vengono definite le malattie psicosomatiche.

«La nostra salute dipende da un network formato da sistema endocrino, sistema immunitario e sistema nervoso centrale e nell’encefalo c'è l’interruttore in grado di accendere e spegnere le patologie non solo psichiche ma anche fisiche», spiega il dottore.
Soresi c’è arrivato dopo aver visto gente ammalarsi o guarire con la sola forza del pensiero e lo spiega molto bene nel libro “Il cervello anarchico” (Utet).
Primo caso: «Ho in cura una signora di Milano il cui marito, integerrimo commercialista, la sera andava a bucare le gomme delle auto. Per il dispiacere s’è ammalata di tubercolosi. Io lo chiamo danno biologico primario». 

Secondo caso: «Un agricoltore sessantenne con melanoma metastatico incontrò Madre Teresa di Calcutta, ricevette in dono un’immaginetta sacra e guarì. Io lo chiamo shock carismatico».

La tesi di fondo del dottor Soresi è che il cervello umano ha il potere di attivare (o disattivare) i meccanismi che il corpo umano – in quanto macchina perfetta – ha a disposizione per rigenerarsi e auto-guarirsi. Se la mente è serena, il corpo sta bene. Se la mente è stressata, il corpo si ammala. 
Un altro esempio citato dal medico: «Una cara amica con bronchiettasie bilaterali. Antibiotici su antibiotici. Qual era il movente? Non andava più d’accordo col marito. Per due anni non la vedo. La cerco al telefono: “Enzo, mi sono separata, vado in chiesa tutte le mattine, sto bene”. L’assetto psichico stabilizzato le ha consentito di ritrovare la salute».
E ancora: «Colf di 55 anni, origine salernitana, tradizionalista. Mai un giorno di malattia. La figlia le dice: “Vado in Inghilterra a fare la cameriera”. Stress di 10 giorni, ginocchio gonfio così. La lastra evidenzia un’artrosi della tibia: non s’era mai attivata, ma al momento del disagio mentale è esplosa. C’è voluto un intervento chirurgico».

Così come un atteggiamento positivo e risolutivo nei confronti della malattia aiuta il corpo a guarire (a volte anche in modo inspiegabile secondo la medicina!), allo stesso tempo, lo stress abbassa le difese immunitarie e, di conseguenza, indebolisce la risposta del nostro corpo agli attacchi esterni. Guarda caso, anche qui la mente gioca un ruolo determinante nel decretare i nostri livelli di stress. 
A rafforzare l'idea che il corpo possa guarirsi da solo (se solo la mente glielo lascia fare), il dottor Soresi afferma: «Non c’è limite alla plasticità cerebrale, non c’è limite alla neurogenesi. Esiste un flusso continuo di cellule staminali prodotte dal cervello: chi non le utilizza, le perde». E chi si stressa, rischia di non utilizzarle.


Il luminare milanese è giunto alle stesse conclusioni del dr. Marco Fincati, ideatore del Metodo RQI®, che va a lavorare proprio sui fattori di stress e, allo stesso tempo, pone attenzione all'aspetto mentale. Ma se da una parte Soresi si ferma a valutare l'importanza del cervello sia dal punto di vista fisiologico che dal punto di vista mentale, il Metodo RQI® fa un ulteriore passo avanti e affronta i problemi legati allo stress alla radice, distinguendo quello che è il pensiero conscio dall'inconscio.
Spiega il dr. Fincati: «A livello biochimico, è l'inconscio che ha la meglio sul pensiero conscio. Pensateci bene: nessuno, consciamente, avrebbe il desiderio di ammalarsi. Eppure ci si può ammalare con il nostro solo pensiero. E allora cosa non funziona? Quando il cervello conscio (che controlla solo il 5% della nostra vita) è in conflitto con l'inconscio (al quale è delegato il 95% delle nostre attività: respirazione, digestione, etc etc), ecco che si manifesta la malattia. E allora per guarire non basta più la (sola) forza di volontà.»
Attraverso una serie di tecniche appropriate, il Metodo RQI® riequilibra i due emisferi cerebrali e permette così all'inconscio di superare quei “traumi” che non gli consentivano il corretto funzionamento. E c'è di più. Spiega ancora il dr. Fincati: «Riequilibrando il dialogo interno tra conscio e inconscio, a trarne beneficio non è solo il nostro corpo, ma anche la nostra stessa qualità della vita. Tutte le persone che hanno applicato il Metodo hanno già sperimentato una maggiore consapevolezza che si è tradotta in un incremento di risultati in tutti i campi: professionale, affettivo, creativo.»

venerdì 23 agosto 2013

Il Dr. Vaccaro conferma: "Il sistema e la società stanno facendo di tutto per farci ammalare, nel corpo, nella mente, e nello spirito"

Il Dr. Valdo Vaccaro, filosofo e naturopata friulano, autore del best-seller "Alimentazione Naturale, Manuale pratico di igienismo naturale - La rivoluzione vegetariana: mangiare bene per vivere meglio", ha espresso nei giorni scorsi sul suo blog un interessante parere sul Metodo RQI® e il lavoro del Dr. Marco Fincati, in risposta ad un suo lettore. 

"Ho ascoltato attentamente quanto espone il Dr. Fincati", scrive pubblicamente Vaccaro. "Prima cosa mi pare una persona davvero equilibrata e trasparente, oltre che mossa da buone intenzioni. Qualcuno che ha trovato una sua strada e che attua coerentemente delle terapie, sulla base di determinate esperienze concrete e dirette. Terapie leggere mirate ed adattate alle caratteristiche dei pazienti. Nessuna presunzione e nessuna sbruffoneria. Niente secondi fini ma voglia genuina di aiutare gli altri a recuperare ordinatamente l'equilibrio perduto. Oltre a questo - prosegue Vaccaro - c'è di positivo la voglia di liberare le persone dai condizionamenti e dagli stress. C'è il progetto ambizioso ma lodevole di portare all'auto-guarigione, all'auto-produzione di alimenti e di acqua, all'autosufficienza fisica, psicologica e persino monetaria".

Lo ringraziamo per questo generoso commento. Unica imprecisione su quanto scrive Vaccaro è che il Metodo RQI non è definibile come una "terapia", nemmeno "leggera", essendo unicamente un'insieme di procedure per l'individuazione delle vere cause dei propri problemi e delle migliori soluzioni per risolverli, attraverso dei semplici test muscolari.

Citiamo ora quanto scrive Vaccaro in merito alla medicina tradizionale nel suo libro "Alimentazione Naturale", che con una trattazione chiara e scientifica ha dato una forte spinta al movimento vegano e crudista. Il naturopata friulano è molto netto: "nella sola Italia vengono mandate in cimitero 35 mila persone l'anno, molte delle quali in tenerissima età, a causa di interventi medici invasivi e aggressivi, a causa di vaccinazioni sempre più rischiose e dannose, a causa di operazioni in eccesso e di anestesie che troppo spesso finiscono male, a causa di farmaci e veleni prescritti senza troppe remore, poco importa se ti mandano via un sintomo e te ne causano altri due o tre peggiori del primo[…]. Queste cifre non sono invenzioni di malelingue[…], ma dati trasmessi da fonti mediche ufficiali, loro malgrado.[…] Avvertiamo i nostri lettori a consultare sempre e comunque il loro medico qualora ci siano problemi fisici e delle emergenze da risolvere. Egli è, in ogni caso, la sola persona autorizzata a esprimere pareri vincolanti, a prescrivere farmaci, a prendersi delle responsabilità. In un certo senso, il medico è anche costretto dalle norme interne dell'Ordine, e pure dalle spinte psicologiche dei pazienti[…], a prescrivere sempre qualche farmaco.[…] Una prescrizione anche imprecisa o sbagliata può rientrare nella norma[…], mentre una prescrizione non data può essere impugnata dal paziente come cura non eseguita.[…] i legami non sempre trasparenti della medicina con le industrie chiave dei farmaci, degli integratori, della carne e del latte, sono troppo evidenti e dimostrati. A ben guardare lo stato delle cose, viviamo in un sistema produttivo, in una società che stanno facendo il possibile e l'impossibile per farci ammalare nel corpo, nella mente, e pure nello spirito."

Convinto sostenitore dell'approccio igienista e alimentare alla salute, Vaccaro non
risparmia delle critiche anche al Metodo RQI®: "Una cosa sulla quale ho molto da ridire è la faccenda che tutte le malattie e le rispettive guarigioni, rientrino nel gioco dell'effetto placebo", scrive Vaccaro, sottovalutando forse l'esperienza del Dr. Fincati come informatore scientifico nel settore dei fito-nutrienti e degli integratori naturali, con la quale Fincati ha potuto verificare personalmente come su soggetti diversi gli stessi approcci alimentari generalmente intesi come benèfici, possano ottenere risultati diversi, spiegabili solo a seguito di un test dell'inconscio.

Altra critica di Vaccaro a Fincati è infatti quella di dare eccessivo spazio all'approccio energetico e inconscio, rispetto a quello alimentare (ad esempio in tema di alcalinizzazione del corpo e apporto idrico). Interessante notare però che il Metodo RQI® si basa proprio sulla verifica attraverso i test muscolari di eventuali problematiche prima di tutto alimentari (RQI Verde, Materia), prima ancora che energetiche (RQI Giallo, Energia) e inconsce (RQI Blu, Spirito), non volendo sottovalutare nessuno di questi aspetti, dato che dovrebbe essere appunto l'inconscio individuale di ognuno di noi a indicare di quali metodi o trattamenti ha veramente bisogno, in ciascuno dei tre ambiti, senza che sia qualcuno "dall'esterno" a decidere quale sia più importante.

Vaccaro indica inoltre come debolezza del Metodo la "non riproducibilità" e la dipendenza della sua efficacia dalla sensibilità del "terapista", dimenticando di nuovo che il Dr. Fincati non è un "terapista" e il Metodo non è una "terapia". E' solo un insieme di semplici procedure pensate perché chiunque le possa imparare e applicare per individuare le vere cause dei propri problemi o di quelli di altri, e per individuarne le migliori soluzioni. Quindi pensato proprio per essere facilmente riproducibili da chiunque.

Pur essendo pensato per le persone comuni ed essendo privo di qualsiasi effetto collaterale, non comportando alcun "lavoro" o "trattamento" diretto sul corpo, il Metodo viene comunque studiato anche da medici olistici, naturopati, terapeuti ed esperti di altre discipline interessati a potenziare l'efficacia e la precisione del loro lavoro.

Lanciamo dunque un invito sincero al Dr. Vaccaro perché possa lui stesso partecipare ad un Corso Metodo RQI® per verificarne la qualità ed efficacia, già testata anche da molti suoi colleghi e simpatizzanti.

martedì 20 agosto 2013

Le mammografie sono una bufala?

Siamo davvero sicuri che la mammografia sia utile per prevenire il cancro al seno? 

Secondo uno studio effettuato in America pubblicato sul New England Journal of Medecine, la risposta sarebbe negativa. 

“Abbiamo riscontrato che non vi è stata una riduzione degli stadi terminale del cancro alla mammella a partire da tutte queste diagnosi precoci. E questo significa che alla maggior parte delle donne a cui è stato detto di avere un tumore è stato mentito”, sostiene il dottor Gilbert Welch, co-autore dello studio.

I numeri parlano chiaro: da quando è stato introdotto lo screening, ci sono state soltanto 0,1 milioni di donne in meno con una diagnosi di tumore alla mammella in fase terminale. Rispetto al numero di 1,5 milioni di diagnosi precoci, significa che il 93% delle medesime diagnosi è un falso positivo. “Le donne vengono sottoposte a chirurgia, chemioterapia o radiazioni per un cancro che non le avrebbe mai fatte stare male o che non sarebbe in ogni caso arrivato alla fase di cancro terminale”, afferma Welch. 

Sempre secondo lo studio, il cancro alla mammella sarebbe stato over-diagnosticato (cioé sono stati trovati tumori in fase di screening ma questi non avrebbero mai portato a sintomi clinici) in almeno 1,3 milioni di donne americane negli ultimi trent'anni. 
Eppure a partire da queste diagnosi precoci gli oncologi americani avrebbero sempre proposto alle proprie pazienti di sottoporsi quanto prima a un trattamento terapeutico – spesso nello stesso giorno della falsa diagnosi – consistente in iniezioni di sostanze chimiche tossiche.

Insomma, i medici di queste donne avrebbero mentito?
Come sottolinea il sito Natural News, c'è un chiaro conflitto di interessi. Gli oncologi privati e le aziende farmaceutiche che invitano le donne allo screening mammografico e che diagnosticano loro “precoci” cancri al seno sono gli stessi che realizzerebbero enormi profitti vendendo loro le terapie
“Nessun altro test clinico è stato tanto pubblicizzato come la mammografia”, ha spiegato il Dottor Welch in un articolo apparso sul New York Times. “In breve: dite a chiunque che ha il cancro, e i tassi di sopravvivenza aumenteranno a dismisura”.
L'aspetto che lascia allibiti è che il trattamento chemioterapico è più pericoloso di una mancata diagnosi per un “possibile” tumore in fase iniziale. Infatti l'effetto collaterale numero uno della chemioterapia è proprio il cancro. 

http://rqi.me/autostarbene/
Ma come è possibile tutto questo?
Le apparecchiature sempre più sofisticate non ammettono anomalie nel corpo umano e per questo è sempre più facile incorrere in una falsa diagnosi. Spiega sempre il dottor Welch: “Sei anni fa, studi mostrarono come un quarto dei tumori riscontrati con lo screening fossero "over-diagnosi" (falsi positivi, ndr). Questo rifletteva le potenzialità dei macchinari degli anni Ottanta. I nuovi macchinari digitali riscontrano molte più anormalità. Ora come percentuale siamo probabilmente tra un terzo e metà dei tumori diagnosticati per errore."

E allora, che fare?
Il nostro corpo lotta ogni giorno contro agenti esterni: virus, batteri, elementi tossici, inquinamento elettromagnetico, stress fisico e psichico. La vera prevenzione è quella di rafforzare il nostro corpo lasciando che egli stesso si protegga e si rigeneri utilizzando le risorse che la natura gli mette a disposizione. 

Il metodo RQI si prefigge tutto questo attraverso una visione olistica dell'essere umano dove il corpo non è indipendente dalla mente, né la materia dalla coscienza. Citando il dottor Ryke Geerd Hamer (anche lui oncologo e, guarda caso!, non amato dai suoi colleghi): “La malattia è la risposta appropriata del cervello a un trauma esterno (conflitto) e fa parte di un programma di sopravvivenza della specie. Risolto il trauma, il cervello inverte l'ordine e l'individuo passa alla fase di riparazione”. 
Attraverso un nuovo approccio olistico, il Metodo RQI® mira proprio a questo: fare raggiungere al corpo il suo giusto equilibrio e risvegliare le sue capacità di auto-guarigione.
Impara ad applicare queste informazioni nella vita di tutti i giorni:
   



Fonti (in inglese): 

Natural News
New York Times