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giovedì 5 marzo 2015

EFFETTO PLACEBO: SENZA DIRCELO E' IL PIU' SFRUTTATO DALL'INDUSTRIA DEL FARMACO

Articolo estratto dal libro "Liberi dal Sistema - La Guida per Cambiare il Mondo Partendo da Sèdi Enrico Caldari.

ESISTONO PROVE SCIENTIFICHE DI AUTO-GUARIGIONE DALLE MALATTIE?
Spesso ci viene posta questa domanda: la risposta è SÌ. Decine di migliaia di test in "doppio cieco" dimostrano che la mente opportunamente suggestionata produce auto-guarigioni: viene chiamato "Effetto Placebo" e viene rilevato quando si testa l'efficacia dei farmaci.

Chi produce farmaci non deve dimostrare che un nuovo farmaco debba funzionare meglio di uno già esistente. Gli basta dimostrare che funzioni meglio di... niente! Cosa significa «meglio di niente»? Letteralmente: meglio di niente, cioè meglio di una pillola "vuota", un "placebo".

Le pillole, oramai, le prendiamo per qualsiasi cosa. Tant’è che anche i disturbi psicologici vengono trattati con i farmaci. Bisognerebbe ora chiedersi: come può un farmaco che agisce a livello chimico risolvere un problema che nella maggior parte dei casi ha origine a livello emotivo?

E allora analizziamo un esempio concreto, e parliamo di uno dei tanti farmaci antipsicotici presenti attualmente sul mercato, di cui non citerò il nome (ma per i più curiosi lo nomino senza censure all’interno del Corso Multimediale «Q-Life, Liberi dal Sistema»).

Questo farmaco è stato testato attraverso una ricerca per dimostrarne l’efficacia terapeutica. Tale ricerca (i cui dati sono pubblicati su Internet da una società di consulenza del mondo farmaceutico) ha evidenziato che: «Ha un’azione bilanciata su ansia, depressione, attacchi di panico e disturbi ossessivo-compulsivi».
Un farmaco risolve tutto questo? Un vero toccasana, sembrerebbe.
Per introdurlo sul mercato, la ricerca si è anche premurata di fornire dei dati oggettivi, espressi in percentuale, sull’efficacia del nuovo farmaco. A un gruppo di persone è stato dato il farmaco, e a un altro gruppo, un gruppo "di controllo", (a loro insaputa e all'insaputa dei medici che somministravano la cura) è stata somministrata una pillola che non conteneva assolutamente niente: un «placebo».

Insomma: dare «niente» a qualcuno, dicendogli che gli si sta dando un farmaco che funziona per risolvere la sua problematica, è l’unico paragone di controllo che viene fatto per monitorare i nuovi farmaci che vengono messi in commercio. E allora mi sono chiesto: che risultati di guarigione si sono ottenuti dalla somministrazione di placebo al gruppo di controllo? I dati sono i seguenti: 14,5% nei casi di fobia sociale (contro il 30,5% col farmaco); 32,6% nei casi di depressione (47,8% col farmaco); 35,4% nei casi di disturbi ossessivo-compulsivi (55,1% col farmaco); 59% nei casi di attacchi di panico (63% col farmaco…). Sembrerebbe che il farmaco ha la meglio sul placebo…

Ma per finire, il dato più interessante: dopo un anno dal trattamento con «niente», ben il 69,6% dei soggetti si ritrova in uno stato di "eutimia" (uno stato d’animo di serenità e neutralità). Erano quasi il 6% in meno (il 63,8%) quelli che stavano bene dopo un anno dall’uso del farmaco.
Cosa significa tutto ciò? Che seppure nel breve termine sembri il contrario, nel medio-lungo termine prendere «niente» può essere anche meglio di prendere un farmaco. Se diamo «niente» (una pillola "placebo") a persone affette da questi disturbi, dopo un anno sembra più probabile che stiano meglio a livello psichico rispetto alle persone che avevano assunto un farmaco (e qui bisognerebbe aprire un altro capitolo e considerare gli eventuali effetti collaterali fisici del farmaco, ma mi fermo qui...).

http://www.metodorqi.com/libro.html


Quindi, tutti noi viviamo in un mondo in cui il sistema farmaceutico studia nuovi farmaci e li verifica paragonandoli alla somministrazione di «niente», e arriva ogni volta alla conclusione che gli effetti prodotti da «niente» (placebo) sono spesso simili (a volte addirittura migliori) di quelli di un farmaco.

E allora, se anche l’effetto placebo aiuta a guarire (e con risultati che a volte non si discostano così tanto da quelli delle varie pillole o terapie), perché nessun ricercatore lo studia nel dettaglio?
Forse perché l’effetto placebo non si può vendere in farmacia (tantomeno a prezzi esorbitanti…): quindi non è vantaggioso per chi ha fatto della vendita di farmaci il proprio business!

Ma il ragionamento non si dovrebbe fermare qui… Immaginate di aver dato non solo al gruppo di controllo, ma anche all'altro gruppo delle pillole vuote (effetto placebo) come prima "cura". Cosa sarebbe successo? Certamente i risultati di guarigione in entrambi i gruppi sarebbero stati molto simili… A quel punto solo ai "non guariti" si sarebbe potuto somministrare il farmaco e scoprire quindi che solo su questi ultimi esso avrebbe avuto efficacia. Tutti gli altri sarebbero guariti comunque anche con un placebo.

Per essere quindi statisticamente precisi e non volutamente "tendenziosi" (e ve lo scrive un laureato cum laude in scienze statistiche) i veri dati di guarigione del farmaco dovrebbero essere quindi riportati così: 47,8-32,6=15,2% in casi di depressione (contro 32,6% del placebo), e via di seguito 30,5-14,5=16% per fobia sociale (contro il 14,5% del placebo), 63-59=4% per attacchi di panico (contro il 59% del placebo), 55,1-35,4=19,7% per disturbi ossessivo-compulsivi (contro il 35,4% del placebo) e infine 63,8-69,6= -5,8%, col segno "meno" davanti, di eutimia (serenità e neutralità) dopo 1 anno dal trattamento col farmaco (cioè quelli che hanno usato il farmaco è più probabile che peggiorino dopo un anno…).

Questo quadro ci dice quindi che i dati ufficiali sfruttano indebitamente l'effetto placebo per farci sembrare il farmaco più potente di quello che in realtà sia… ma in realtà l'effetto placebo può essere più efficace del farmaco! Tutto il Sistema, a partire dalle modalità di test dei farmaci, sembrerebbe studiato apposta per farci credere il contrario… Davvero diabolico!
A questo punto mi chiedo: non avrebbe più senso promuovere una ricerca sui benefici terapeutici dell
’effetto placebo (cioè del potere della mente opportunamente "suggestionata"), piuttosto che su quelli dei farmaci? Cosa ha più effetti collaterali, secondo voi: l’effetto placebo (cioè una opportuna "suggestione" della mente) o un qualsiasi farmaco sul mercato?

Per fortuna qualcuno che studia gli effetti positivi del pensiero, della suggestione, dell'inconscio e del lavoro «interiore» sulla salute esiste già. Uno di questi è il Q Institute, l’istituto che ho fondato a San Marino insieme a Marco Fincati, il cui motto è «Cambiare il mondo, partendo da Sé» e il cui scopo è proprio quello di diffondere conoscenze e tecniche per stare bene e rendersi indipendenti e felici, senza dipendere da altri (e tantomeno dai farmaci): la tecnica più potente tra quelle divulgate dal Q Institute si chiama  RQI (Riequilibrio Quantico Integrato).

L'RQI, attraverso raffinate metodologie di interrogazione dell'Inconscio (nel quale sono raccolte miliardi di informazioni e connessioni che guidano il nostro corpo in oltre 40.000 operazioni al secondo, e quindi gestisce oltre il 95% della  nostra vita), permette di individuare di quali stimoli l'Inconscio necessita per attivare le proprie naturali capacità di auto-guarigione.

L'RQI quindi proprio di interrogare la propria mente inconscia per scoprire di quali stimoli ha bisogno per aiutarci ad auto-guarire - stimoli che sono diversi per ogni problema - producendo quindi volutamente l'Effetto Placebo (gratis e senza effetti collaterali...). 

E' infatti sempre il nostro Inconscio a decide in cosa "credere" per predisporsi ad auto-guarire e l'RQI permette proprio di capire quale trattamento o informazione serva all'Inconscio, scegliendo prima tra i meno invasivi e privi di effetti collaterali.

Per questo tra le migliaia di persone che lo hanno imparato e lo utilizzano ogni giorno, ci sono anche medici e terapeuti di ogni settore.

Per scoprire di cosa si tratta richiedi i video gratuiti lasciando la tua email nel form qui sotto.

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